A pochi giorni dal secondo compleanno di Salva mi ritrovo qui a scrivere e rivivere tutte le emozioni di quella notte speciale.
Per tutta la gravidanza tra esperienze di amiche ed informandomi sul web ho sempre cercato di essere pronta e preparata su quello che sarebbe accaduto nei successivi 9 mesi. Ma del parto non ne volevo sapere molto, sapevo che era un momento delicato ed ascoltare le storie altrui mi metteva molta agitazione, così decisi di non partecipare a nessun corso pre parto e cercavo di esorcizzare la paura pensandoci il meno possibile. Man mano che si avvicinava il momento pensavo solo al gran finale quando avrei abbracciato mio figlio per la prima volta ma non a tutto quello che ci separava.
Era un lunedì mattina, come ogni lunedì iniziava per me una nuova settimana 40+0, foto di rito allo specchio, un giorno come altri, lento, nessun dolore, zero contrazioni, calma piatta.

Era il giorno del termine ma mai avrei immaginato che sarebbe stato proprio quello il grande giorno. Alle 14:00 avevo il monitoraggio di routine all’ospedale, me ne stavo tranquilla con mia mamma in sala d’aspetto quando all’improvviso accade ‘rottura delle acque’. Era arrivato il momento stavo per partorire non lo avevo immaginato proprio così (in realtà non lo avevo proprio immaginato) iniziai a piangere per l’emozione, lacrime di gioia miste ad agitazione.
Ho sempre avuto un ciclo molto doloroso così riconobbi subito i primi dolori che riuscivo a gestire molto bene. Con il passare delle ore aumentavano di intensità ma comunque continuavo a sopportare e chiedevo a mia mamma: ‘ Ma questo è il massimo?! Se è così è fatta!’
Ma le vere contrazioni arrivarono intorno alle 20:00, scandivano il tempo perfettamente e nonostante il dolore ero affascinata dalla perfezione del corpo e della natura. Prima ogni 7 minuti poi 6,5,4 e così via. E contemporaneamente iniziava anche la dilatazione. Il dolore diventò davvero insopportabile verso le 22:00, iniziavo ad essere stanca e a chiedere (implorare!) l’epidurale. Solo dopo un’ora il ginecologo di turno e l’anestesista decisero che era il momento giusto per farla. Da li il dolore si ridusse di intensità, e nel giro di poco arrivò il momento delle spinte.
Il 6 febbraio alle 23:50 ho incrociato per la prima volta lo sguardo di mio figlio. Un piccoletto pieno di capelli neri e due occhioni aperti che mi guardavano.

Ricordo ogni momento con gioia ed estasi, ricordo il dolore ma ricordo tutto come una magia.
P.S. C’erano anche degli spettatori alla rottura delle acque ma ricordo con il sorriso e zero vergogna anche quel momento.
Ho la fortuna di avere dei magnifici e sereni ricordi di quel momento che porterò per sempre nel cuore. Tra pochissimo saranno due anni, due anni stupendi ma quel giorno é il migliore di tutta una vita.


Valeria